Il Comitato Fitosanitario Nazionale (CFN) nella seduta del 21 settembre 2020, ha deliberato le Linee guida per la gestione del fitomizo Toumeyella parvicornis (Cockerell), denominata Cocciniglia tartaruga del Pino.

Il documento è stato realizzato avvalendosi del supporto tecnico-scientifico del Gruppo di lavoro Toumeyella parvicornis, al quale partecipano, il Centro Difesa e Certificazione del CREA identificato quale organismo scientifico di supporto del Servizio Fitosanitario Nazionale, congiuntamente all’Università degli Studi di Napoli Federico II, per favorire il riconoscimento è stata elaborata la schematizzazione della sintomatologia – Allegato 1.

La cocciniglia Toumeyella parvicornis è una specie originaria del Nord America. L’areale nativo di questo insetto alieno è esteso dal Canada meridionale al Messico settentrionale.

Nel Nord America è considerata una specie poco dannosa in ambiente naturale, mentre sono riportati sporadici attacchi consistenti in vivaio, in zone urbane ed in piantagioni artificiali. In tali paesi viene denominata “cocciniglia tartaruga” per la somiglianza del proprio scudetto al guscio della tartaruga.

È stata introdotta accidentalmente ed è stata segnalata per la prima volta nell’area caraibica, a Puerto Rico, Turks e Caicos, dove ha quasi portato all’estinzione del pino autoctono (Pinus caribaea var. bahamensis).

In letteratura è riportato che le piante suscettibili appartengono esclusivamente al genere Pinus:

  1. bahamensis Lamb., P. contorta Douglas., P. echinata Mill., P. elliotti Engelm., P. glabra Walter, P. mugo Turra., P. palustris Mill. P.sylvestris L., P.taeda L. P.virginiana Mill.

In Italia la sua presenza è stata segnalata a partire dal 2015 nell’area urbana di Napoli su piante di Pinus pinea e nel 2018 nella Regione Lazio.

Il coccide forma fitte colonie sui germogli e sugli aghi delle specie di pino maggiormente suscettibili che creano condizioni di un deperimento irreversibile nel giro di pochi anni, con morte delle piante a causa della continua sottrazione di linfa e riduzione della capacità fotosintetica dei pini, dovuto all’abbondante produzione di melata e successiva formazione di fumaggine con annerimento della vegetazione.

Esso determina, altresì, un danno sociale, in quanto le melate e le fumaggini vanno ad imbrattare superfici, automobili e manufatti creando forte disagio ai residenti e ai fruitori del verde urbano e relativi spazi ricreativi

I competenti Servizi fitosanitari regionali si sono prontamente attivati per condurre monitoraggi intensivi delle aree colpite, al fine di definire l’estensione dell’infestazione e applicare le misure fitosanitarie più appropriate per la sua eradicazione e contenimento.

Sono state inoltre avviate a partire dal 2015 in Campania, attività di ricerca sullo studio biologico della cocciniglia T. parvicornis, in collaborazione con il dipartimento di Agraria di Portici dell’Università di Napoli  Federico II e con il supporto del Servizio fitosanitario, nell’ambito di una specifica attività prevista dal Protocollo di intesa URCoFi (Unità regionale di coordinamento fitosanitario), al fine di conoscere alcuni aspetti biologici di questa specie aliena, evidenziando che il comportamento della cocciniglia in Campania risulta in linea con quanto riportato in letteratura per gli Stati Uniti centro-meridionali e hanno evidenziato la capacità della specie di insediarsi facilmente in nuovi territori.

Nella Regione Campania la crescita esponenziale delle popolazioni di T. parvicornis riguardanti il controllo naturale non è stata contrastata efficacemente da fattori di controllo naturale, né di natura climatica e né di natura biologica.

Con riferimento ad un contesto di controllo biologico, per quanto riguarda l’attività di antagonisti autoctoni o naturalizzati, sono stati registrati solo sporadici segni di predazione da parte di insetti predatori e basse percentuali di parassitizzazione, del tutto insufficienti a contenere la cocciniglia e ad impedire le drammatiche manifestazioni dannose fin qui registrate.

Il controllo naturale dovrà essere ulteriormente approfondito al fine di valutare la fattibilità di un programma di introduzione di un agente di controllo biologico di T. parvicornis, per puntare ad un riequilibrio biologico, difficile da raggiungere con altri mezzi di lotta alla specie aliena.

La lotta chimica in chioma, con l’utilizzo di piattaforma su piante ad alto fusto, è stata applicata e sono stati valutati gli effetti di trattamenti insetticidi anticoccidici classici, impiegando prodotti registrati per il controllo dei fitomizi. Sono stati altresì, valutate l’efficacia dell’uso di sostanze di minore impatto ambientale (oli, saponi), con risultati palliativi, nonché applicazioni sperimentali ricorrendo alle tecniche endoterapiche, mediante l’uso dell’abamectina, unica sostanza autorizzata per l’utilizzo endoterapico su conifere in ambiente urbano, ma non specifica per questa avversità, le quali non hanno prodotto risultati significativi.

L’approccio endoterapico rimane da approfondire ulteriormente in maniera più consistente, sia per la ricerca di un metodo applicativo, sia di una sostanza attiva e/o formulazione validi per una lotta realmente efficace alla cocciniglia tartaruga dei pini.